Vincere o convincere.

Vincere o convincere.

Siamo nel gorgo di una nuova competizione elettorale. Non è nostra intenzione utilizzare questo blog per finalità direttamente politiche. Vogliamo proporvi alcune considerazioni che sono più strettamente legate al tema della comunicazione.

“A François Mitterrand, che ha fatto più pubblicità a me di quanta io ne abbia fatta a lui”

Jacques Séguéla – 1992

La campagna pubblicitaria per Mitterrand ha rappresentato un momento cruciale nella carriera di Séguéla, uno dei più famosi pubblicitari, che fu tra i primi ad impegnarsi nella comunicazione politica, arrivando ad essere considerato una sorta di “mago delle elezioni”.

“Una buona campagna elettorale non può far eleggere un cattivo candidato, anche se lavoro sodo”.

Jacques Séguéla – 1992

Secondo Séguéla, la principale differenza tra il reclamizzare un candidato alle elezioni e il reclamizzare un prodotto sta nel fatto che la pubblicità politica ha una componente etica molto più marcata rispetto alla pubblicità commerciale, deve puntare su valori importanti. Potremmo dire, in altre parole, che per far vincere un candidato occorre convincere; la comunicazione può giocare un ruolo importante, ma nel senso di far conoscere e far comprendere facilmente e rapidamente un programma ad un grande numero di persone.

Un paradigma invertito
La prima campagna elettorale di Séguéla per Mitterand risale al 1981: sono passati trent’anni. Marketing e comunicazione di marca e di prodotto hanno vissuto cambiamenti e evoluzioni: oggi si parla di “meeting point”, marketing relazionale ed emozionale; ma oramai tutti coloro che operano nel settore della comunicazione lavorano per andare oltre la pura “reclame”.

Nella comunicazione cosiddetta politica spesso si assiste ad un “ritorno al passato” (salvo lodevoli eccezioni): il candidato offerto come una saponetta. Ma la cosa che più colpisce è la logica che sostiene quasi tutte le campagne di comunicazione politica: si parte dai sondaggi; individuato ciò che il “pubblico elettore” si aspetta, si costruisce l’offerta. Quali siano i valori, le idee, diventa un dettaglio trascurabile. Gli elettori non devono essere orientati dalla politica, è la politica che li rincorre. Tutto lo sforzo è di posizionare il proprio candidato nella sfera che caratterizza l’immaginario del maggior numero di elettori possibile. Vincere, non convincere.

Negli ultimi vent’anni si è finiti per cavalcare il “crollo delle ideologie”, frullando insieme valori, idee, visioni complessive per ricavarne una immagine indistinta e amorfa, solleticando gli interessi più egoistici, trasferendo sulla figura di un leader – sempre più simile alla saponetta – una sorta di catarsi collettiva.

Non a caso si assiste a cambi di fronte repentini: professionisti da sempre schierati per una certa parte politica – della quale si presume condividessero i razionali di fondo – li troviamo impegnati a curare campagne politiche di candidati di altre formazioni, con una disinvoltura sorprendente.

Capisco che la professionalità si esprime comunque e sempre, ma forse tornare a Séguéla non farebbe male.

Buona fortuna a tutti !

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.