Timing is everything

Timing is everything

La staged photography ed un omaggio a Gregory Crewdson.

Il claim Timing is everything vuole trasmettere l’idea della costante ricerca dell’istante perfetto.

Non potevamo non fare riferimento all’immaginario rappresentato dalla staged photography, una espressione artistica che identifica una serie di strategie estetiche che hanno caratterizzato non solo la produzione artistica, ma sono state utilizzate diffusamente nella moda e nella pubblicità, prendendo sempre più spazio all’inizio del nuovo millennio.

Gregory Crewdson è uno dei massimi rappresentanti contemporanei di questa forma d’arte.

Nell’era dello scatto veloce, Gregory Crewdson va controcorrente. Le sue fotografie sono immagini costruite con maniacale attenzione, frutto di anni di lavoro.

Come ha scritto Stefano Maria Baratti su StileArte.it:


Le fotografie di Gregory Crewdson – uno dei fotografi contemporanei più geniali e visionari che assumono un ruolo più vicino a quello di un regista sul set di un film – appaiono come dei «fermo immagine» ad alta risoluzione tratti da film hollywoodiani, oppure ambientate nell’America suburbana, rivelando come citazioni, riferimenti e motivi ispiratori più immediati i film e i miti di Hollywood.


Ogni singolo dettaglio presente nell’immagine è colto nitidamente come se fosse un’opera pittorica, il momento in cui la complessità del reale sembra fermarsi e tutto resta sospeso. Lo spettatore che guarda le sue fotografie sospende il giudizio tra il reale e la finzione, immagina cosa sia successo, o stia per accadere.

Ed è al cinema che Gregory Crewdson fa costante riferimento. Coinvolge attori quali Gwyneth Paltrow, Julianne Moore, William H. Macy, Tilda Swinton e Philip Seymour Hoffman, e va sempre alla ricerca della perfezione delle scene che ricordano le atmosfere dei film di David Lynch, Steven Spielberg e Alfred Hitchcock.

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando.