Retorica post-ideologica

Retorica post-ideologica

L’obiettivo della retorica è la persuasione: non mira a verità inconfutabili, ma a conclusioni probabili, che possono essere confutabili, ma che sono persuasive in quanto verisimili.

Più semplicemente ci troviamo spesso di fronte ad affermazioni che, partendo da premesse non dimostrate anche se spesso comunemente condivise, portano “ellitticamente” a conclusioni nelle quali molti si riconoscono, non per argomentazioni logiche e razionali, ma per consenso emotivo.

Una delle retoriche ricorrenti dell’attuale dibattito (politico e non) è la necessità di essere post-ideologici. Ed ecco che si professa la necessità di annullare qualunque steccato ideologico per garantire il progresso di un Paese fermo a schemi concettuali antiquati e sconfitti dalla Storia.

Molti rivendicano con orgoglio di non avere ideologie di riferimento. Un tale atteggiamento nasconde evidenti rischi. Noi vogliamo solo riproporvi una citazione di Henri Fréderic Amiel (Ginevra, 27 settembre 1821 – Ginevra, 11 maggio 1881), autore di Fragments du journal intime. Si tratta di una pubblicazione postuma in cui l’autore, filosofo di fine ‘800, aveva raccolto giorno per giorno pensieri e impressioni. Diario intimo che rappresenta una sconcertante testimonianza della complessità dell’anima umana.

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga.

Henri Fréderic Amiel, da Frammenti di diario intimo – 12 giugno 1871

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.