Quando l’autoreferenzialità annulla la serendipity.

Quando l’autoreferenzialità annulla la serendipity.

Nel 2015 il CENSIS ha pubblicato il rapporto “LA TRASMISSIONE DELLA CULTURA NELL’ERA DIGITALE”. Il rapporto contiene riflessioni che aiutano a capire l’evoluzione del panorama socio-culturale del nostro paese, considerando che il trend descritto si è sicuramente accentuato negli anni successivi. Un rapporto a nostro avviso di grande interesse e ci fa piacere riprenderne alcuni passaggi, anche come invito a leggerlo e riflettere.

Partiamo da alcuni dati.

Un primo dato, peraltro scontato, vede una crescita potente della spesa per telefoni e apparecchiature elettroniche, a fronte di una sostanziale stagnazione dei consumi nel suo complesso.

Nello stesso tempo si assiste ad una variazione negativa della quota di lettori di libri nelle fasce più “giovani” della popolazione. Un fenomeno che produce una diminuzione della capacità di concentrazione e approfondimento, relegando la formazione del pensiero a processi di valutazione viziati da superficialità e pregiudizio.

Le “agenzie di senso” tradizionali perdono terreno e lasciano il campo alla rete, alle sue dinamiche invasive.

I messaggi passano attraverso lo schermo ed inevitabilmente gli elementi emotivi hanno la meglio su quelli cognitivi, la reazione immediata come riflesso condizionato (dunque come pregiudizio) ha il sopravvento sulla riflessione mediata di tipo intellettuale (il giudizio), la percezione del reale come istante presente (affermazione del sé) prende il posto della elaborazione del proprio essere nel tempo (responsabilità verso gli altri).

Ed ecco che si afferma il contrario del ruolo svolto storicamente dalle aziende editoriali e dalle istituzioni culturali, cioè quello di formare un sapere e un’opinione pubblica che condensino pareri diversi ragionando sulle stesse cose, fornendo a ciascuno anche la possibilità di conoscere ciò che non sapeva di voler sapere, secondo percorsi erratici di serendipità.

Per dirlo con un paradosso, è il rischio del “solipsismo di internet”: milioni di persone continuamente connesse tra loro e rivolte contemporaneamente verso se stesse, secondo un meccanismo di introflessione; la rete come strumento nel quale si cercano le conferme delle opinioni, dei gusti, delle preferenze che già si possiedono; il conformismo come risultato dell’autoreferenzialità dell’accesso alle fonti di informazione; il populismo delle opinioni settarie, contrapposte e radicate, che non trovano alcuna sintesi razionale.

Il rapporto completo in formato PDF.

 

 

 

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.