La persistenza della memoria

La persistenza della memoria

Trent’anni fa, il 23 Gennaio 1989 mentre ascoltava il suo disco preferito – Tristano e Isotta di Wagner – Salvador Dalì morì per un attacco di cuore. Aveva 84 anni. Si spense uno degli artisti più significativi del XX secolo. Pioniere del movimento artistico Surrealista, riuscì ad applicare il concetto di surrealismo a tutto quello che affrontava: dalla pittura alla scultura, così come alla moda, al cinema e alla pubblicità.

La persistenza della memoria, è senza dubbio uno dei dipinti più famosi dell’artista, inizialmente denominato Gli orologi molli.

La persistenza della memoria – Salvador Dalì

Quegli orologi che, sciogliendosi, prendono la forma degli oggetti sui quali sono adagiati, trasmettono con un’efficacia incredibile come il tempo, pur tecnicamente misurabile, cambia la sua dimensione percepita in relazione alla situazione nella quale viene vissuto.

È lo stesso Dalì a narrarci la gestazione dell’opera:

E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell’ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com’è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a un’idea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando d’un tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato.”

Il concetto della realtà e della dimensione percepita della realtà stessa è una delle possibili chiavi di lettura del pensiero artistico di Dalì. Forse un vero anticipatore di tante riflessioni di oggi sui percorsi che conducono ognuno di noi a costruire una propria visione di ciò che ci circonda.

“Io non dipingo un ritratto affinché sia simile al soggetto, ma piuttosto affinché la persona cominci a desiderare di essere come il suo ritratto.”

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.