La notte del mondo

La notte del mondo

Non sono certo il primo a cogliere il dramma che si sta consumando nel passaggio al nuovo millennio, ciò che potremmo definire, con Martin Heidegger, la “notte del mondo”.

La “ragione moderna” ci aveva abituati a cogliere il “senso” dentro un processo totale. Il trionfo delle ideologie, nate in realtà come catarsi della ragione spinta da una esigenza di sistematizzazione e liberazione nonchè portatrice di un grandioso progetto di emancipazione dell’uomo, si è infranto contro un evidente muro: il fallimento di quel tentativo totalizzante, l’insorgere di particolarismi, la rivolta dei “sensi” contro un’idea di “senso totale”.

Ed eccoci alla “notte del mondo”. Trionfa l’indifferenza, non si ricercano più le ragioni vere del vivere e del morire. Ci avventuriamo nell’epoca del nichilismo. Smettiamo di impegnarci per una ragione più alta. Anche i cosiddetti valori vengono utilizzati come copertura per celare la mancanza effettiva di senso al nostro agire. La parola “speranza” perde il suo significato positivo e viene percepita solo come una trappola. La “conoscenza”, intesa come espressione di una intelligenza in grado di ricondurre mere informazioni alla propria esperienza personale e finalizzarle ad un obiettivo, rimane ingabbiata nello stesso labirinto nichilista. Se manca il “senso” risulta difficile anche configurare un obiettivo per cui valga la pena di applicare intelligenza.

È evidente che ognuno di noi ha un disperato bisogno di aggrapparsi ad un senso complessivo. Ecco che, quindi, diventa tragicamente facile il diffondersi di messaggi, amplificati a dismisura dai media e ripetuti come mantra.

Assistiamo all’affannoso tentativo di rilanciare il “sogno americano”, senza sostanziarlo di reali elementi nuovi. Plaudiamo al rilancio della fede da parte di un francescano, come mera riproposizione di una dottrina segnata da millenni di contraddizioni. Continuiamo a sbandierare la democrazia come valore assoluto, evitando di fare i conti con il suo fallimento sul piano della effettiva capacità di concretizzarsi in un insieme di regole efficaci per una convivenza civile e rispettosa di tutti.

Nascono nuovi miti che spostano l’attenzione su questioni del tutto immanenti, ma finiscono per configurarsi come “pseudo ideologie della sopravvivenza”. La difesa dell’ambiente, come bussola del nostro agire, che però si sostanzia nell’invito ad ognuno di noi di tornare ad una dimensione “naturale”. Invito che in realtà ci impone un ginepraio di regole del nostro vivere quotidiano, velleitarie per non dire insopportabili e insostenibili. La “rete” come esorcismo di tutti i fallimenti della nostra società, venduta come unica via per l’affermarsi di una nuova emancipazione sociale. Esorcismo che cela ai più i meccanismi condizionanti insiti in ogni forma di comunicazione ed anzi amplificati, in questo caso, da strumenti che dispiegano un volume di fuoco incredibilmente più grande, spesso privo di meccanismi di verifica e certificazione.

Io resto un ottimista. Sono sicuro che ne verremo fuori. Nonostante tutto.

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.