La generazione del grande freddo

La generazione del grande freddo

In sociologia il termine generazione identifica un insieme di persone che è vissuto ed è stato esposto a degli eventi che l’ha caratterizzato. Raggruppa, cioè, tutti quegli individui segnati dagli stessi eventi. Gli eventi influiscono sulla generazione che li ha vissuti, determinandone dunque un mantenimento di caratteristiche proprie di quel momento storico, culturale e sociale.

Le generazioni non esistono sistematicamente, vi sono periodi della storia in cui non si è verificato nessun evento caratterizzante. I giovani d’oggi ne sono un esempio. Alcuni sociologi hanno parlato di “generazione internet”, ma esso non può essere definito come evento caratterizzante poiché comprende un vasto insieme di persone che hanno cominciato a usufruire della rete (anziani, adulti, giovani e persino bambini).”

Vi chiederete come mai questo incipit, peraltro tratto integralmente da Wikipedia.

La sollecitazione mi è venuta dal film “Il grande freddo” che mi è capitato di rivedere sere fa. Un film decisamente generazionale, caratterizzato da una sceneggiatura ricca di scambi di battute, divertenti quanto significative di un periodo – gli anni 70/80 – che ha prodotto sogni e disillusioni, che ha lasciato qualche segno importante (sul versante delle conquiste “sociali”) così come brucianti sconfitte (sul piano della politica). Luci e ombre, certo, ma resta una grande ricchezza di stimoli, per chi vuole rileggere quel periodo senza nostalgie o preconcetti.

Se vi capita riguardatelo (o guardatelo, se non lo avete mai visto!). E non dimenticate di ascoltare la colonna sonora (la trovate su Spotify o Deezer), una formidabile suggestione!

Vi lascio con alcune tra le più significative battute.

Karen (Jo Beth Williams):

Se ci fossimo sposati, andremmo a fare la spesa così.
Sam Weber (Tom Berenger):

No: se ci fossimo sposati mi ci avresti mandato da sola.

Meg (Mary Kay Place):
Forse Michael ha ragione: mi sento di merda per circa dieci ragioni, stasera, e non voglio rinunciare neanche a una.

Michael (Jeff Goldblum):
Dove lavoro, abbiamo una sola norma editoriale: non scrivere niente di più lungo che l’uomo medio non legga durante una cacata media… Sono stufo che il mio lavoro venga letto nei cessi.

Harold Cooper (Kevin Kline):
La gente leggeva Dostoevskij nel cesso.
Michael (Jeff Goldblum): Non in una cacata sola, però.

Meg (Mary Kay Place):
O sono sposati o checche. E se non sono checche hanno appena rotto con la donna più bella del mondo, o hanno appena rotto con una che era una puttana e che somigliava tutta a me. E in fase transitoria dopo una relazione monogama hanno bisogno di spazio, o sono stanchi di spazio ma non si vogliono impegnare, o vogliono l’impegno ma temono di avvicinarsi, o si avvicinano e tu non li vuoi tra i piedi.

Sam Weber (Tom Berenger):
Chi avrebbe detto che noi avremmo fatto i soldi, noi contestatori!?

Chloe (Meg Tilly):
Con Alex facemmo l’amore la notte prima che si suicidasse. Fu fantastico!
Lui diceva che eravamo una bella coppia perché io non avevo aspirazioni e lui troppe. 

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.