Ezio Bosso: Empatia pura

Ezio Bosso: Empatia pura

È indubbio che Ezio Bosso ha avuto la capacità di avvicinare tante persone alla musica classica, sapendo trasmettere emozioni, riuscendo a decodificare, in maniera empatica e non supponente, i differenti linguaggi, le modalità espressive dei diversi compositori, le ragioni e i significati di tante composizioni.

In una recente intervista ad Art Tribune del 29 Aprile 2020 diceva:

“Per natura sono portato a pensare che se ho un giardino meraviglioso la porta la tengo aperta. Quello che faccio è raccontare, e lo faccio con la gente comune così come con i musicisti, do loro le motivazioni che determinano i perché, ad esempio perché un compositore vada suonato o ascoltato diversamente da un altro. Tecnicamente, ma anche attraverso aneddoti e chiedendo al diretto interessato qual è la sua sensazione. È un metodo empatico, empirico, ma la musica è fondata su questo. Non sopporto la supponenza che sembra dover obbligatoriamente permeare il mondo della musica classica. Il musicista dovrebbe essere sempre umile, nel momento in cui crede di essere superiore agli altri ha smesso di essere un buon musicista.”

Sentire la sua musica, ascoltare il suo modo di coinvolgerci, lasciarsi emozionare dal suo spirito libero e dalla sua passione: un “esercizio” utile, anzi indispensabile, per tutti coloro che, come noi, affrontano i problemi della comunicazione.

Vi lasciamo sulle sue note al pianoforte.

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.