Democrazia a risorse illimitate.

Democrazia a risorse illimitate.

Diciamoci la verità: per tutta la seconda parte del secolo scorso, in occidente, ci siamo abituati a concepire la democrazia come amministrazione del benessere. E ancora: finita la guerra fredda, caduto il muro che non solo simbolicamente separava due mondi contrapposti, ci siamo cullati nell’illusione che l’affermazione di “quella” democrazia fosse oramai definitiva.

Se pensiamo alla situazione italiana dovremmo riconoscerci totalmente in tali scenari. La nostra dialettica politica si è mossa, nel secolo passato, all’insegna degli stessi paradigmi. La crescita smisurata del debito pubblico è stata in gran parte figlia proprio dell’assunto che si potesse contare su una sorta di parallela crescita economica “a risorse illimitate”. La polarizzazione degli schieramenti, sempre lontani e contrapposti, ha impedito la condivisione di un terreno di gioco democratico comune. La nostra democrazia, definita perfetta alla lettura della carta costituzionale, ha finito in pratica per impedire lo svolgersi di una dialettica reale e l’affermarsi di oligarchie e gruppi di potere, troppo forti, in molti aspetti dell’organizzazione economica e sociale.

Questi paradigmi stanno sgretolandosi, seminando confusione e disorientamento.

È sotto gli occhi di tutti che le risorse non sono per nulla illimitate e che la crescita non è “una caratteristica del sistema”.

I danni creati dalla eccessiva polarizzazione degli schieramenti ha mostrato tutti i suoi limiti, tutta la sua inconcludenza e incapacità nell’affrontare una fase nuova e difficile, dove occorre fare scelte radicali per invertire il processo involutivo che sta paralizzando l’economia e sbriciolando la coesione sociale.

La reale svolta che si sta configurando si muove stretta tra questi steccati. Ci troviamo di fronte a due macro-esigenze e scelte non più rinviabili:

  • L’ammorbidimento della polarizzazione degli schieramenti, che porta anche l’Italia nell’alveo delle altre democrazie occidentali, dove destra e sinistra sono contrapposte, ma condividono il campo di gioco; la regola delle democrazie liberali è che la maggioranza governa (prevale, decide) nel rispetto dei diritti della minoranza. Chi dice majority rule dimenticandosi dei minority rights non promuove la democrazia, l’affossa.
  • La democrazia non può solo amministrare il benessere, occupandosi – nel migliore dei casi – della equa redistribuzione della ricchezza, ma deve sapere promuovere percorsi virtuosi che aiutino e stimolino la formazione della ricchezza stessa. Sul rapporto tra democrazia e mercato è importante la conclusione di Giovanni Sartori: “l’accoppiata democrazia-mercato è ottimizzante; non è ancora dimostrato, a rigore, che sia obbligata e obbligante“.

Si può vivere questa fase con paura o con coraggio ed entusiasmo. Probabilmente il ricambio generazionale diventa obbligatorio. Ma tocca un po’ a tutti cambiare qualcosa del proprio modo di pensare.

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.