Aspettando i barbari.

Aspettando i barbari.

Aspettando i barbari (Waiting for the Barbarians) è un romanzo del sudafricano J. M. Coetzee, Premio Nobel per la letteratura nel 2003.

Coetzee con questa opera ci costringe a guardare oltre le apparenze e a chiederci da che parte della frontiera sono i barbari.

In una sperduta località ai margini dell’Impero vive un magistrato e la sua pacifica comunità. Un giorno piomba in città l’esercito dell’Impero con la sua Terza Divisione. La loro missione è capire se i barbari, che vivono oltre il confine, stanno tramando contro l’Impero. In realtà risulterà evidente che i barbari, pacifiche popolazioni nomadi che vivono oltre questo confine, servono all’Impero per consolidare il proprio potere costruendo un nemico più immaginario che reale.

Il magistrato si oppone. Si ribella, ma non riesce a fermare tanta ferocia, consumata in nome della giustizia, in nome della pace, in nome dell’Impero. L’esercito alla fine se ne va, lasciando solo miserie e disperazione.

Le vicende ruotano attorno al magistrato e ad una ragazza barbara, accecata dai suoi aguzzini. I piedi le sono stati spezzati. Non può andar via. Il magistrato la accoglie in casa sua e la cura. A modo suo, si innamora di lei. Agli occhi dell’esercito diventa un nemico anche lui.

Quello che ci rimane dentro è la lotta di un uomo giusto contro il potere. E ci restano alcune domande archetipiche:

  • Chi sono i barbari? Sono davvero gli uomini che armati di frecce e archi minano le fondamenta della civiltà e dell’Impero che di essa si fa portavoce?
  • È dai barbari che ci si deve difendere? O la barbarie è la civiltà stessa, che vive di sospetti, di pregiudizio, di inganno, di ingiustizie, di sopraffazioni?

Un romanzo coinvolgente, forse anche in virtù della sua inquietante attualità.

 

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.