Alice nel paese delle meraviglie

Alice nel paese delle meraviglie

Siamo nel pieno di un processo di cambiamento. Il punto è che sotto una coltre di cambiamento si cela una realtà non così disposta a cambiare. I paradigmi si stanno modificando, ma afferrarli, comprenderli, riuscire a cambiare con loro non è cosa facile. Spesso la realtà che ci viene rappresentata è solo una fiction, una finzione. Forse, sotto sotto, restiamo sempre gli stessi e questo non aumenta il nostro grado di libertà di espressione.

So chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma da allora devo essere cambiata parecchie volte.

Alice [nel paese delle meraviglie]

Una società che ama solo auto-rappresentarsi.

Si usa dire che siamo entrati, a tutti gli effetti, nella società della comunicazione. Si moltiplicano gli strumenti, la rete – questo mito del nuovo millennio – cambia il paradigma: tutti hanno un mezzo a disposizione, la comunicazione diventa interattiva. Vero, come negarlo. Ma qual è il nuovo paradigma?

Dai format televisivi stile “reality”, ai blog; dai social network alle video chiamate; dai talk-show alle chat. C’è una società che sgomita per mostrarsi e riconoscersi.

Certo, c’è più spazio per esprimersi. Ma il rumore di fondo è assordante.

Una società che aspira quasi esclusivamente ad auto-rappresentarsi non cresce. Fiera di quel che è, non cambia. Siamo sicuri che la leva di oggi è l’innovazione e il cambiamento ? Non è forse una contraddizione?


La pubblicità universale.

Ricordate Carosello ? La pubblicità doveva parlare a tutti. Il concept era sempre complesso. Non c’era uno spot, ma una serie di spot: come piccoli “corti” offrivano suggestioni, desideri, aspirazioni, sogni. La società doveva crescere. La pubblicità non rappresentava una realtà statica, ma in continuo divenire.

Ora, con il moltiplicarsi di mezzi e canali, il popolo dei destinatari è “segmentato”. Ma la pubblicità che resta in mente è quella più generalista. Il risultato è che l’immagine di sfondo è una realtà che non esiste, legata a stereotipi. Provate a farci caso: auto, profumi, telefonia. Non si vede molto altro. La distanza tra la rappresentazione offerta dalla pubblicità e la realtà è cosmica. E tutto rimane fermo. Che rapporto c’è tra gli scenari rappresentati dagli spot e la vita di tutti i giorni?


Siamo sempre i soliti

Una volta c’erano le piazze, i circoli, i tavolini dei bar. Ora ci sono ancora, ma sempre più spesso sono “virtuali”. Sembriamo tanti, come sembravamo tanti in piazza. Viene però il dubbio che siamo sempre gli stessi: come una volta ci spostavamo di piazza in piazza, ora entriamo e usciamo da blog, social network, chat.

Certo a volte siamo milioni. Ma resta assolutamente vera la teoria nota col nome di “numero di Dunbar” altrimenti conosciuto come la regola dei 150: afferma che le dimensioni di una vera rete sociale sono limitate a circa 150 membri. Nel contesto dei nuovi media il numero può essere plausibilmente più elevato. In ogni caso tale numero rappresenta una sorta di limite superiore all’abilità media degli esseri umani di riconoscere dei membri e tenere traccia degli avvenimenti che coinvolgono tutti i componenti di un gruppo. Molti studi fanno pensare che il capitale sociale viene massimizzato a queste dimensioni. Viene da chiedersi se i milioni non siano solo teorici.

Non è che, in realtà, siamo sempre i soliti?

Ulrich2000

Ulrich2000

Ulrich ricordava benissimo come fosse tornata in auge l’incertezza. Si erano progressivamente accumulate dichiarazioni nelle quali persone dal mestiere un po’ incerto, come i poeti, i critici, le donne e quegli individui che esercitano la professione di nuova generazione, lamentavano che la scienza pura fosse un qualcosa di nefasto, capace di fare a pezzi ogni opera umana elevata, ma non di rimetterla insieme; e tutti costoro esigevano una nuova fede umana, il ritorno ai sentimenti primigeni, uno slancio spirituale e ogni sorta di analoghe aspirazioni. All’inizio Ulrich li aveva ingenuamente presi per individui che, dopo una lunga cavalcata, scendono zoppicanti da cavallo chiedendo a gran voce che li si spalmi d’anima; ma a poco a poco fu costretto a riconoscere come quel grido ripetuto, che da principio gli era parso così buffo, trovasse ampia risonanza; la scienza incominciava a diventare inattuale e il tipo d’uomo poco rigoroso che domina il presente si stava ormai affermando. Da "L'uomo senza qualità", Robert Musil.